Il mio primo vero fallimento creativo non è stato un semplice errore: è stato un incontro ravvicinato con la realtà, di quelli che ti fanno sospirare profondamente e chiederti se non fosse meglio dedicarsi al giardinaggio. Ricordo ancora quel progetto come se fosse lì, nel cesto dei lavori da rivedere — o da perdonare.
Avevo immaginato un capo meraviglioso: colori perfetti nella mia testa, punti che sulla carta sembravano svolazzare leggeri, un’idea talmente bella che già vedevo le foto finali. Poi, però, è arrivato il momento di trasformare il sogno in filo… e il filo ha deciso di farsi beffe di me.
Il risultato? Una forma improbabile, un punto che non rendeva affatto come nelle mie prove e un’armonia cromatica che sembrava più la scelta di un pittore miope in una giornata storta. L’ho guardato a lungo, quel lavoro. Prima con incredulità, poi con un pizzico di irritazione, e infine con un sorriso amaro: “E va bene, oggi hai vinto tu.”
Ma proprio lì, in quel mezzo disastro creativo, ho capito qualcosa di fondamentale: fallire fa parte del cammino. È come sbagliare un punto: non è solo un inciampo, è un invito a guardare meglio, ascoltare di più il progetto e forse anche me stessa.
Quel fallimento è stato importante perché mi ha insegnato che:
➖non sempre un’idea è pronta per nascere
➖non sempre i colori vogliono davvero stare insieme
➖non sempre io sono nel momento giusto per quel progetto
E va bene così.
Da allora ho imparato a concedermi il diritto di sbagliare, di accartocciare un progetto senza vergogna, di ricominciare senza sentirmi “meno capace”. Anzi, ogni errore è diventato un mattone del mio stile, una piccola lezione che mi ha aiutata a crescere come creativa e come persona.
Il mio primo fallimento creativo? Oggi lo guardo con affetto. È stato il mio primo vero maestro.
E tu hai avuto momenti simili nella tua carriera di "crocheter"?
Scrivilo nei commenti ☺️

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