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Visualizzazione dei post da luglio, 2025

Come scelgo i colori per i miei progetti all’uncinetto: tra istinto, emozione e stagioni

Quando mi chiedono come scelgo i colori per i miei progetti, la verità è che… non ho una formula magica.🧙🧙  Nessuna ruota cromatica, nessuna teoria scientifica: spesso vado a sentimento, come si dice dalle mie parti. È un po’ come quando entri in una stanza e sai subito se ti senti a casa oppure no. Ecco, i colori per me funzionano così: devono farmi sentire bene. La scelta parte sempre da una scintilla:💥 a volte è un’idea che si fa strada nella mente, altre volte è un filato che mi strizza l’occhio dallo scaffale come per dire: 👀“Ehi, lo facciamo un giro insieme?” ✨Dipende tutto da quel momento speciale in cui progetto e filo si incontrano. Di solito nasce prima l’idea: butto giù qualche schizzo, prendo appunti, faccio prove di punti, li osservo come si comportano insieme. E lì i colori iniziano a suggerirmi una direzione, a raccontarmi una storia. ⛱️D’estate mi piacciono le tinte pastello, leggere, come se fossero colori appena sussurrati. E poi c’è lui, il rosa, il mio color...

Come scegliere l'uncinetto ergonomico perfetto

Piccole attenzioni che fanno grande differenza nel tuo modo di creare Chi lavora a uncinetto da tempo lo sa: il comfort è tutto. Un filo che scorre bene, una postura corretta, una sedia comoda... ma soprattutto: l’uncinetto giusto. E quando dico “giusto”, intendo quello che si adatta a te, alle tue mani, al tuo stile, al tuo ritmo. Negli ultimi anni, gli uncinetti ergonomici si sono diffusi tantissimo. E con ottimi motivi! Ma come si sceglie quello perfetto per sé, tra forme, materiali e design? In questo articolo, ti accompagno passo passo nella scelta. Pronta a fare la differenza... con una semplice impugnatura? 🖐️ 1. Perché scegliere un uncinetto ergonomico? Se dopo qualche ora di lavoro senti dolore a polso, dita o spalla, probabilmente stai impugnando l’uncinetto in modo forzato. Gli uncinetti ergonomici sono pensati per ridurre la tensione muscolare, migliorare la presa e favorire una postura naturale. Sono perfetti anche per chi lavora a lungo o ha problemi di artrite, tunnel c...

Creatività a maglie larghe: quando disfare è anche un modo per creare!

  Oggi riflettevo sulla mia creatività... Non si ferma mai. La mente corre, sperimenta, disfa e ricuce. È una presenza costante, una spinta interiore che mi porta a cercare sempre un'idea nuova, un modo diverso, una strada meno battuta. In questi giorni ho stravolto – ben tre volte – un capo iniziato, perché non mi convinceva. Alla fine l’ho accantonato, aspettando che l’intuizione giusta si manifestasse. Un altro progetto? Quasi finito, ma... il filato non bastava. E no, non mi andava di comprarne ancora per poi ritrovarmi con l’ennesimo avanzo senza destino. 💡 Idea! Ho guardato nei miei gomitoli e ho trovato il filato perfetto per completarlo. Anzi, ha ispirato un tocco creativo anche nella rifinitura. Una svolta inaspettata. Ma non è finita qui… C’era anche un esperimento lasciato in sospeso: uncinetto e tessuto, abbozzato su uno schizzo e infilato in un sacchetto. Più lo osservavo, meno mi convinceva. Poi, di nuovo, quella scintilla: ho preso il manichino, bloccato il pezzo co...

Imparare a credere nel proprio valore (anche quando dubiti)

  A volte non è il mondo a sottovalutare ciò che facciamo. A volte siamo noi a farlo per prime. Parlare di prezzi giusti, di valore delle creazioni, di rispetto per il lavoro artigianale è fondamentale. Ma tutto questo rischia di crollare in un attimo se manca la base: 💬 la fiducia in noi stesse. ✨ Quella vocina fastidiosa nella testa... “Non sono poi così brava.” “Chi vuoi che compri proprio da me?” “Magari abbasso un po’ il prezzo, così non sembrerò presuntuosa.” Ti suonano familiari? È quella vocina invisibile che si insinua tra un punto basso e un punto alto, e che riesce a farci sentire in difetto… anche quando stiamo creando qualcosa di meraviglioso. La chiamano sindrome dell’impostore, ma nel mondo dell’handmade ha mille sfumature: la paura di chiedere il giusto, il timore di non essere “abbastanza”, il bisogno continuo di giustificarsi. 💡 Ma da dove nasce questa insicurezza? Spesso da esperienze passate: ✅un parente che ti dice “ma che ci vuoi guadagnare con l’uncinetto?”...

Come scegliere il giusto uncinetto in base al filato

  Scegliere l’uncinetto giusto per il filato non è solo una questione tecnica, ma anche creativa. 👉Ecco 3 consigli base per non sbagliare: ✅1. **Controlla l’etichetta**: il filato indica spesso il numero consigliato dell’uncinetto. È un ottimo punto di partenza. ✅2. **Fai una prova**: se il punto ti sembra troppo stretto o rigido, prova a salire di mezzo numero. Se è troppo largo, scendi. ✅3. **Adatta lo stile**: per capi morbidi (sciarpe, copertine), meglio un uncinetto più grande. Per lavori definiti (amigurumi, borse), scegli uno più piccolo. 💬 Consiglio extra: crea una “scheda personale dei tuoi filati preferiti” con il numero di uncinetto che ti ha dato i risultati migliori. Ti sarà utile in futuro! 🎯 Un piccolo cambio di uncinetto può fare una grande differenza. 🌹E tu conoscevi questi consigli? O ne hai altri che usi? Scrivilo qui sotto nei commenti 

Perché il fatto a mano ha valore (e non va svenduto)

 Oggi ti voglio raccontare una storia vera. Una di quelle che ti accendono un filo d’indignazione, ma anche una gran voglia di dire: “No, aspetta. Non ci sto.” Scorro distrattamente su Instagram e mi appare un post: un cappellino all’uncinetto, semplice ma ben fatto, in cotone, con un bel colore estivo. La creativa lo presenta con entusiasmo: è disponibile nel suo shop. Fin qui tutto normale. Poi leggo il prezzo: 20 euro. 🤯🤯🤯E lì mi si sono rizzati i capelli. Ora, capiamoci. Nessuno dice che un cappellino debba costare centinaia di euro. Ma nemmeno così poco. Perché in quei venti euro, dove sono finiti: ✅Il costo del filato? ✅Le ore di lavoro? ✅La cura nei dettagli? ✅L’originalità del modello? ✅Il tempo dedicato alla foto, alla descrizione, alla pubblicazione? 🤔Mi sono fatta una domanda semplice ma spietata: chi darà mai valore al nostro lavoro, se siamo noi le prime a non farlo? Viviamo in un mondo in cui la manodopera artigianale ha un costo — e giustamente. Nessuno si sogna ...

Il mio primo fallimento creativo (e cosa mi ha insegnato)

  C’è sempre una prima volta… anche per i disastri. Il mio primo “fallimento creativo” aveva la forma di una sciarpa. O meglio, avrebbe dovuto averla. Doveva essere lunga, elegante, con un motivo traforato che avevo visto su una rivista. Invece è venuto fuori un coso. Un coso strano, arricciato su un lato, tirato sull’altro, con una forma che sembrava… boh, un lombrico stanco. E sai la cosa peggiore? Ci avevo messo una settimana. Con tutta la convinzione di chi si sente già “designer delle meraviglie”. Alla fine del settimo giorno, invece di ammirarla con orgoglio, ho guardato quel pezzo di filo con delusione. E ho pensato: “Non fa per me”. Poi ho fatto una cosa che oggi, ripensandoci, mi fa sorridere: ho disfatto tutto. Ho tirato via ogni punto, lentamente, come a dire al filo: “Ok, ricominciamo da capo. Ma stavolta insieme”. Quella “sciarpa mancata” è diventata poi una presina. La presina più storta del mondo, ma anche la prima creazione che ho finito con il sorriso. Perché avevo...

GOMITOLO SOTTO ESAME: le mie recensioni

  Filato: Natura Just Cotton – DMC 📍 Dietro le quinte del progetto: Ragnatela da sogno 👀 Primo sguardo: amore a prima vista? Quando ho scelto questo filato per realizzare la mia stola “Ragnatela da sogno”, cercavo un cotone morbido, naturale e con una personalità ben definita. Il Natura Just Cotton di DMC ha subito attirato la mia attenzione: tonalità delicate, una texture piacevolmente asciutta e una promessa di leggerezza che ho voluto subito mettere alla prova. 📦 Scheda tecnica: Marca: DMC Colore provato: M904 Barley Sugar (lotto 1111) Peso e metraggio: 50g – 155 m Composizione: 100% cotone Strumenti consigliati: Aghi 2.50/3.50 – Uncinetto 3.00 Prezzo medio: €4,00 ✨ Sconto del 10% con il codice: NICOLETTA10 🧶 Come si è comportato durante il lavoro? Ho lavorato questo filato con grande piacere. Le sue sfumature regalano una texture naturale e raffinata, perfetta per capi ariosi e leggeri. Nonostante la torsione non troppo stretta, che in alcuni momenti richiede un po’ di atte...

Quella volta che un gomitolo mi ha salvato l’umore – La Matassa che sono

Immagine dal web  📃Un racconto vero e delicato su come un semplice gomitolo può trasformare una giornata storta in un momento di pace. Una storia per chi ama l’uncinetto… e ha bisogno di respirare 🧶🧶🧶🧶🧶🧶 C’era una giornata no. Di quelle grigie dentro, anche se fuori il cielo era azzurro. Una di quelle in cui ogni cosa sembra pesare più del dovuto: i pensieri, i silenzi, anche le tazze nel lavandino. Mi giravo intorno e niente mi sembrava abbastanza. Né utile, né bello, né risolvibile. Poi, quasi per istinto, ho aperto il cassetto dei filati. Un gesto piccolo. Di quelli che non promettono nulla. E invece c’era lì, in un angolino, lui: un gomitolo color pesca, soffice e un po’ spettinato. L’avevo comprato anni prima prima “perché mi faceva sorridere”, e poi utilizzato per un progetto dimenticato nel cassetto  Quel giorno, però, non cercavo l’utile. Cercavo solo una scusa per respirare piano. Senza uno schema, senza un progetto, senza un perché, ho preso l’uncinetto e ho c...

La matassa che sono: la mia storia gomitolosa

Un racconto autobiografico per raccontare chi sono da dove vengo e cosa mi  ha portata fin qui, tra gomitoli, ricordi e creatività. 🔵Capitolo 1 Il primo filo, tra banchi di scuola e aghi smarriti Quando mi chiedono da quanto tempo lavoro all’uncinetto, non so mai se rispondere con un numero… o con un sorriso. La verità è che il mio primo uncinetto non era nemmeno mio, era di mia mamma , che però faceva la sarta e sapeva a mala pena fare la catenella  Ma un giorno apparve improvvisamente nel suo cestino del lavoro Un oggetto misterioso, sottile e un po’ magico, custodito in una scatola che sembrava vietata ai bambini. Ma il vero incontro non avvenne lì. Fu a scuola, alle medie, quando c’era ancora quella materia che si chiamava “educazione tecnica” — e che in realtà sembrava divisa in due: ai maschi cacciaviti e circuiti elettrici, a noi femmine ago, filo e pazienza. Ricordo ancora la sensazione dei primi punti: un misto di frustrazione e meraviglia. Il filo si aggrovigliava, ...